July 4, 2008

per Andrea

“Non ti pare meraviglioso?

Io non ti conoscevo,

tu ignoravi la mia esistenza.

Pensa; e se le strade della vita

sulle quali noi camminiamo

non si fossero mai incontrate?

Una inezia, un ostacolo qualunque,

e noi saremmo rimasti lontani,

non ci saremmo conosciuti mai.

Sono talmente convinto

che era necessario che noi ci incontrassimo

che questo pensiero mi fa paura.

Dovevamo incontrarci,

perché Qualcuno ci guidava.”

(Pieter Van Der Meer)

via giovanisposi

June 25, 2008
June 23, 2008

…quando i vù cumprà eravamo noi

DATTERI E GRATTACIELI da Portraits: Marocco, di Pino Petruzzelli e Massimo Calandri

(Scena: Entra Petruzzelli, va alla cartina geografica, indica Casablanca)
“Casablanca, capitale commerciale del Marocco. A Casablanca c’è un polveroso edificio che ospita l’ospizio degli italiani in Marocco. E mentre un vento leggero vi soffia dentro la preghiera pomeridiana del muezzin, un gruppo di anziani guarda rapito i programmi della Rai, Michele Cucuzza in testa. Sono una decina, all’inizio del secolo scorso erano trentamila. Ma, cosa ci facevano, direte voi, trentamila italiani in Marocco?

(Si siede, e inizia a parlare in siciliano)
“Credevamo di essere arrivati in America. Quel grandissimo figghi’e buttana del capitano della nave italiana che partiva da Palermo per l’America, ci disse a mio padre: non vi preoccupate, basta pagare e in America vi portiamo noi.
Per la verità, quando siamo sbarcati, a mia m’era sembrato un po’ strano, ma non dissi niente, per rispetto, a mio padre che si grattava la testa sotto il cappello. Sabbia, deserto, fichi d’India, datteri, palme… Minchia, ma dove sono finiti ’sti grattacieli ammericani?!
A quell’epoca a Casablanca il porto non c’era, allora, il capitano della nave si avvicinò più che poteva alla riva e poi disse: più di così non posso fare. In questa zona porti non ce ne sono. L’Ammerica dovete raggiungerla a nuoto.
Ma capitano, ci disse mio padre, è sicuro che questa sia l’Ammerica? E il capitano: Ammerica. Ammerica… E ci cacciò tutti a mare.
Dalla riva per fortuna qualcuno ci vide e ci aiutò. Soprattutto alle fimmine e ai bambini. Brava gente. Qualcuno di noi due, tre parole in ammericano le sapeva: occhei, cam’n, paisà… E ce le abbiamo dette a quelli che ci aiutavano. Ma quelli non capivano una minchia!
Allora mia madre, vedendo che a mio padre cominciavano a girarci i cosiddetti, ci disse per tranquillizzarlo: “Aaaah, ma questa New York è proprio come la nostra Sicilia. E poi avevano detto che gli ammericani erano tutti biondi, con gli occhi azzurri, invece sono neri, neri. Come noi. Stai tranquillo Nuccio, vedrai ci troveremo bene qui.”
Casablanca, Ammerica. Chi ci capiva niente. Noi eravamo morti di fame. Non sapevamo niente. L’unica cosa che sapevamo era che per campare si doveva andare dall’altra parte del mare. In Ammerica.”

(Fine intervista. Petruzzelli ricomincia a raccontare )
E così quando scoprirono di essere stati truffati ormai era troppo tardi. Ci volevano mesi, anni per avere un visto per l’America: quella vera, stavolta. E così, molti finirono col fermarsi. “Dovevamo pensare a campare” mi dice uno dei superstiti “lavori di fatica, muratori, piccoli commerci, venditori ambulanti….”
(Rivolto al pubblico, parlando in siciliano) “…Venditori ambulanti? Minchia, ma lo sapevate? I primi vu’ cumprà erano italiani. Trentamila. In Marocco”. (Musica)

via placidasignora

April 23, 2008
Se non riesco a metterla in salotto…la Swan Chair di Arne Jacobsen’s la metto addosso al pupo!via tiny modernist

Se non riesco a metterla in salotto…la Swan Chair di Arne Jacobsen’s la metto addosso al pupo!

via tiny modernist

April 12, 2008

Sindrome dello studente di architettura

1. Sai che sapore hanno la colla, la balsa, il poliplat e il cartoncino.

2. Ti chiedono continuamente: “e questa faccia?”

3. Hai cambiato il tuo vocabolario drasticamente (“dovere per consegna, palla per sfera…”)

4. Riesci a spendere delle cifre esorbitanti in libreria ancora di più in cartoleria

 5. Odi che i tuoi genitori ti dicano “Vai a dormire!”,”Se in ogni caso non riesci a finire,vai a letto!” o anche semplicemente la domanda “ti manca molto?” ti può irritare

6. Hai dormito più di 20 ore di seguito in un fine settimana.

7. Puoi parlare con sicurezza del contenuto di caffeina nelle varie bibite e della loro rispettiva efficacia.

8. Non importa quanto ti sforzi per fare il tuo miglior progetto, Ci sarà sempre qualcuno che dirà “perché non gli metti questo, o gli cambi quello” o… “sei sulla buona strada però ancora manca tanto…”.

9. Hai ascoltato tutti i tuoi cd e mp3 in meno di 48 ore.

10. Non sei visto in pubblico senza occhiaie.

11. Quando ti invitano a uscire, subito dopo ti chiedono:… o hai una consegna?

12. Sei capace di riciclare l’impensabile quando si tratta di dover fare un modellino.

13. Hai ballato la macarena con coreografia alle 4 della mattina senza una goccia d’alcool in corpo.

14. Costantemente cerchi scuse per spiegare ai tuoi professori, di materie che non sono disegno, il perché non hai fatto gli esercizi.

15. Hai più fotografie di paesaggi ed elementi da usare in un disegno, che della tua famiglia.

16. Qualcuno qualche volta ti ha detto “che bello…architettura! Passerai tutto il tempo a disegnare!” e tu mentalmente hai fatto la lista egli esami di statica, scienza delle costruzioni, fisica tecnica,tecnologia, matematica uno e due, ecc…e poi avresti voluto ucciderlo.

17. I tuoi incubi riguardano il non finire qualcosa o il non riuscire a fare qualche consegna.

18. Puoi vivere senza contatto umano, cibo, o luce del sole, però non puoi fare a meno di stampare col plotter.

19. Ai tuoi genitori fa paura usare parole come “carino” o “brutto” davanti a te.

20. Non ti interessano le macchine sportive: un furgoncino è quello che può trasportare i plastici grandi.

21. Disegni cose spettacolari senza avere la minima idea del loro costo.

22. Hai il marchio dell’architetto: un mal di schiena da stessa posizione per i dieci giorni prima dell’esame di laboratorio.

23. Riesci a dormire in qualsiasi posto, sopra tastiere, zaini, sui tuoi compagni, per terra mentre aspetti di stampare.

24. Ogni volta che finisci di imparare un nuovo programma credi di essere super aggiornato, però poi ti rendi conto che ci sono almeno 1000 programmi nuovi per disegnare, che ancora non conosci.

25. Quando finalmente trovi il tempo per uscire, i tuoi pensieri sono:”come sono progettati male i bagni della discoteca! questa non è la migliore uscita di emergenza! le scale non sono…

26. Uno degli spazzolini da denti che c’è nel tuo bagno è del tuo compagno di laboratorio.

27. Tuo fratello crede di essere figlio unico.

28. Conosci a memoria tutti gli orari di apertura e di chiusura delle copisterie . 29. Sei in grado di sfogliare per ore riviste di architettura senza trovare quel maledettissimo dettaglio che ti serve.via http://desperatearchitect.splinder.com/?from=10

L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al di là di essi. La Costruzione è per tener su: l’Architettura è per commuovere. - Le Corbusier -

Non c’è architettura tanto altera quanto quella che è semplice. - John Ruskin -

Il bello di essere architetto è che puoi camminare nei tuoi sogni.

 Harold Wagoner

April 2, 2008

ancora labirinti

Qualche giorno fa ho postato un rubinetto labirintico. Ora tocca alle porte.

Defendius door chain via designerblog

Defendius door chain

November 26, 2007

pavimenti in cemento

Per i pavimenti zona giorno:

idealwork di riese pioX

October 27, 2007
October 5, 2007
September 22, 2007

So netto (così clearly) XII

Web design, perifrastrica passiva:
amore e sesso in rete culturale.
Tu mi ami se Nihil poi dopo arriva?
Io ti amo se il nostro link non vale?

Devo andare dall’ottorino: evviva,
dall’ottico (presbite esistenziale).
Io ti amo? Che il cuore lo prescriva.
Tu mi ami? Esami al tale e quale.

Vorrei dormire per svegliarmi scemo
sbrodolante di amore senza senso.
Senza cd, dvd, i-pod, pc

(alzando il pugno per poi votar PCI).
Non ti amo se non quando ti penso:
non mi ami, son solo un’altra demo.

roberto tossani

comunicazioni

Oggi era giornata di pace.
29 guerre al momento nel mondo (ricordo bene?).
Bimbi: “Davvero??”
“Davvero”.
Marta: “Mamma, io odio i soldi. Prendi ad esempio il petrolio: petrolio uguale oro…”

Davide prende fiato due volte. Vuole dire qualcosa ma inserirsi quando Marta parla non è affatto facile. Philip gli fa un cenno…”wait, but don’t forget what you want to say” sussurra, perchè lo conosce e sa che capita spesso che poi dica “non mi ricordo più”.

”..perchè non possiamo usare il baratto? Se l’Italia volesse il petrolio non potrebbe fare un baratto petrolio-olive di Puglia?…”

Davide si alza, va alla scrivania, scrive qualcosa.

“…I soldi son solo per non fare fatica….”, continua Marta.

Davide torna a tavola e mi tende un foglio.
“NON MI RICORDO!!!!” c’è scritto sopra a matita tutto di sbieco (ecco che comincia una comunicazione tutta parallela)

“Cosa vuoi dire Marta?” mentre guardo Davide e gli faccio una carezza, me lo prendo in braccio e gli dico di provare a ripensare.

“….si, per non fare la fatica di ammazzare la mucca per avere del prosciutto..”

Rido e decido di tralasciare il particolare mucca —> prosciutto.

(è chiaro che qui c’è da lavorare sulla comunicazione familiare se i maschi credono di poter far valere le loro opinioni solo per iscritto…)

Arriva un nuovo foglio, questa volta di Giacomo. Cita: “io odio la guerra. E tu?”
Ribatto, per iscritto, naturalmente (non scombiniamo i ruoli che ciascuno ha scelto, che qui è già un bel casino così), “anche io”.

Arriva un altro foglio, di Davide: “Quasi mi ricordo”, c’è scritto.
Dai, dai, che ci siamo, gli dico.

Sono a mezzo tra l’isteria di tutto questo movimento di parole e fogli e le lacrime agli occhi dal ridere.

Marta continua a parlare ma c’è un limite alla mia capacità di ascolto e ora non ricordo cosa dicesse perchè stavo lì con sguardo interrogativo a fissare Davide che mi guarda e dice “ho scritto QUASI!!”. Occertto, quasi, scusa tanto, vedrai che viene.

Arriva finalmente.
“Mamma ma perchè i bambini gli danno le pistole per fare la guerra vera?”

da mamma per sbaglio